I libri in testa
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Venerdì 30 marzo 2012, ore 19.15
Roma, Libreria Altroquando
Faccia a faccia con
EVGENIJ ONEGIN
di Aleksandr Puškin





L'incipit


«Мой дядя самых честных правил,
Когда не в шутку занемог,
Он уважать себя заставил
И лучше выдумать не мог.
Его пример другим наука;
Но, боже мой, какая скука
С больным сидеть и день и ночь,
Не отходя ни шагу прочь!
Какое низкое коварство
Полуживого забавлять,
Ему подушки поправлять,
Печально подносить лекарство,
Вздыхать и думать про себя:
Когда же черт возьмет тебя!»




«Di princìpi onestissimi, mio zio,
or che giace ammalato per davvero,
fa sì che lo rispetti infine anch'io;
e non poteva aver miglior pensiero;
esempio agli altri ed ammaestramento:
ma quale noia, o Dio, quale tormento
ad un infermo muoversi d'intorno,
senza mai allontanarsi, e notte e giorno!
Oh, quale ipocrisia, quale meschina
perfidia divertire un moribondo,
aggiustare i guanciali a un gemebondo,
con faccia triste dar la medicina,
sospirare e pensar fra sé: che guai!
quando all'inferno dunque te n'andrai?»
(traduzione di Ettore Lo Gatto)




«Mio zio così preciso e retto,
Or che sul serio s'è ammalato,
Si è fatto portare rispetto
E proprio il meglio ha escogitato!
Il suo esempio sia di lezione:
Ma, Dio mio, quale afflizione
Notte e dì un malato vegliare
Mai un passo potendo fare!
E quale perfidia meschina
Già mezzomorto vezzeggiarlo,
Sui cuscini accomodarlo,
Dargli mesto la medicina,
Sospirando e pensando fra te:
Ti porti il diavolo con sé!»
(traduzione di Giovanni Giudici)




"Mio zio fu uomo di severissimi principii: quando non per celia si ammalò, seppe farsi rispettare, e non poteva avere una migliore idea. Il suo esempio è insegnamento per gli altri; ma, Dio mio, che noia starsene giorno e notte con un malato, senza allontanarsi neppur d'un passo! E che bassa perfidia far divertire uno che è mezzo morto, rassettargli i guanciali, porgergli la medicina con volto triste, e sospirare e pensare fra sé: ma il diavolo quando ti porterà via?".
(traduzione di Eridano Bazzarelli)




«Mio zio, un paragone di virtù
si è ammalato sul serio, e così
si è fatto considerare;
non poteva pensare di meglio.
Dal suo esempio imparino gli altri;
ma, Dio mio, che noia,
stare giorno e notte con un malato,
non allontanarsene di un passo!
Che infima perfidia,
in trattenere uno mezzo morto,
aggiustargli i guanciali,
porgergli tristemente la medicina,
sospirando e pensando fra sé:
quando ti acciufferà il diavolo?»
(traduzione di Pia Pera)





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