I libri in testa
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Giovedì 29 ottobre 2015, ore 19.15
Roma, Libreria Altroquando
Faccia a faccia con
UNA DONNA INDIPENDENTE
di Elizabeth von Arnim



Nella prefazione a un'edizione del 1894 di Pride and Prejudice di Jane Austen, George Saintsbury scrisse: "Nei romanzi degli ultimi cento anni c'è un vasto numero di giovani donne delle quali sarebbe un piacere innamorarsi; [...] Ma per viverci e sposarla, credo proprio che nessuna possa competere con Elizabeth Bennet."
Non si può non essere d'accordo con queste parole di Saintsbury, che però non aveva avuto il piacere di conoscere Rose-Marie Schmidt, la protagonista di Una donna indipendente di Elizabeth von Arnim, un libro di quelli che invogliano a rallentare la lettura per paura di arrivare all'ultima pagina.
Se non l'avete ancora fatto correte a leggerlo: il candore, la grazia, l'ironia e l'intelligenza di Rose-Marie vi conquisteranno. E poi, anche se siete devoti lettori austeniani, vi troverete in dubbio su quale eroina sposare.

Giuseppe Ierolli




L'incipit


Fräulein Schmidt and Mr. Anstruther

Dear Roger,—This is only to tell you that I love you, supposing you should have forgotten it by the time you get to London. The letter will follow you by the train after the one you left by, and you will have it with your breakfast the day after to-morrow. Then you will be eating the marmalade Jena could not produce, and you'll say, 'What a very indiscreet young woman to write first.' But look at the Dear Roger, and you'll see I'm not so indiscreet after all. What could be more sober? And you've no idea of all the nice things I could have put instead of that, only I wouldn't.


Un donna indipendente

Caro Roger,
ti scrivo soltanto per dirti che ti amo, nel caso te ne fossi già dimenticato al momento del tuo arrivo a Londra. Questa lettera, che ti seguirà col treno successivo a quello con cui sei partito, ti sarà recapitata dopodomani, all'ora della colazione. E assaporando la marmellata d'arance che Jena non riesce a produrre, dirai "Una donna quanto mai sconsiderata a scrivere per prima". Ma se valuti il "Caro Roger" vedrai che non lo sono così tanto, dopotutto. Immagini parole più sobrie? Non hai idea delle cose che avrei potuto scrivere al loro posto, se solo avessi voluto.
(Traduzione di Simona Garavelli)



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