I libri in testa
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Sabato 22 maggio 2004, ore 18
Roma, Antica Libreria Croce
Poesie della terra
un incontro con la nuova
raccolta poetica di
Alessio Brandolini
con letture a margine



Dalla prefazione di Mario Santagostini
La terra, il lavoro che essa chiama a fare e che Poesie della terra descrivono con competenza, con cura e puntualità pignola, non vanno certamente a far parte d'un quadro paesaggistico, meno ancora d'un idillio.
La terra di Brandolini va, in verità, lavorata e anche con rudezza: solo in questo modo acquista un valore umano, un senso. E chi la lavora compie una serie precisa di atti elementari, entra in possesso d'una sorta di gestualità, d'una memoria pratica collettiva che rinvia a operazioni, fatiche già compiute da altri. Il lavoro, quindi, porta lontano. Fa retrocedere, fa tornare indietro. Riconnette l'uomo di oggi con l'uomo d'una volta: è memoria in azione, è anamnesi.

Antologia della critica

L'incipit della prima poesia:
La terra è ancora nostra
l'abbracciano gli ulivi
dalle foglie argentate
che dipingono l'aria
incidono liste di nomi
le storie che ci appartengono.


Le letture

Fiamma non ha partecipato alla serata per un disguido feroviario. I testi da lei scelti sono stati letti dalla nostra amica Rosaria Caruso.


Alessio Brandolini (Alessio), da Poesie della terra, LietoColle, 2004. p. 15

La terra è ancora nostra
l'abbracciano gli ulivi
dalle foglie argentate
che dipingono l'aria
incidono liste di nomi
le storie che ci appartengono.

Non ci conoscono
ma ci sentono
nel legno
nel respiro
nello sguardo
nel passo lento
che resiste ai giorni
risale fin lassù
ai muri sbiechi delle case
dell'antico paese medievale.


Alessio Brandolini (Alessio), da Poesie della terra, LietoColle, 2004, p. 16

E' come se fossi arrivato
troppo tardi, mi dico
mentre falcio l'erba alta
o annaffio gli ulivi
che hanno appena un anno
piantati con mio padre
dopo aver strappato alla terra
quelli morti, o ammalati.

È come se fossi inchiodato
allo stesso divisorio orientale
o al grattacielo americano
che si disintegra con un boato.

Solido e impenetrabile
calcificato dalla storia
però ugualmente
cito a memoria
i passi lunghi
i più importanti
di questa insolita
ma ben salda deriva.

La promessa è lo stupore
di un solco
preciso e profondo
tracciato non nella polvere
ma nella realtà, nel presente
di questo parterno terreno.
Come se a sorpresa
fosse arrivata
l'ora della semina.


Cesare Pavese (Elvio), da Lavorare stanca, in Le poesie, Einaudi, 1998

da Antenati

Ho trovato una terra trovando i compagni,
una terra cattiva, dov'è un privilegio
non far nulla, pensando al futuro.
Perché il solo lavoro non basta a me e ai miei,
noi sappiamo schiantarci, ma il sogno più grande
dei miei padri fu sempre un far nulla da bravi.
Siamo nati per girovagare su queste colline,
senza donne e le mani tenercele dietro alla schiena.

da Gente spaesata

Vedo solo colline e mi riempiono il cielo e la terra
con le linee sicure dei fianchi, lontane o vicine.
Solamente, le mie sono scabre, e striate di vigne
faticose sul suolo bruciato. L'amico le accetta
e le vuole vestire di fiori e di frutti selvaggi
per scoprirvi ridendo ragazze più nude dei frutti.
Non occorre: ai miei sogni più scabri non manca un sorriso.
Se domani sul presto saremo in cammino
verso quelle colline, potremo incontrar per le vigne
qualche scura ragazza, annerita di sole,
e, attaccando discorso, mangiarle un po' d'uva.

da Piaceri notturni

Anche noi ci fermiamo a sentire la notte
nell'istante che il vento è più nudo: le vie
sono fredde di vento, ogni odore è caduto;
le narici si levano verso le luci oscillanti.

Questo vento ci lava, che giunge dal fondo
delle vie spalancate nel buio; le luci
oscillanti e le nostre narici contratte
si dibattono nude. Ogni odore è un ricordo.
                                                      Il ricordo
nostro è un aspro sentore, la poca dolcezza
della terra sventrata che esala all'inverno
il respiro del fondo.

da La terra e la morte

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai arato.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C'è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t'ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell'estate.

Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e ripudi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l'alba è silenzio.

E sei come le voci
della terra - l'urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo - le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.
Sei la cantina chiusa,
dov'è entrato una volta
ch'era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la cantina buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s'apriva l'alba.


Alessio Brandolini (Alessio), da Poesie della terra, LietoColle, 2004 p. 23

Certo non dissento, e dopo che farei?
Però nel frattempo rinnovo casa
mi trasferisco
in un angolo di strada.
Sì, trasloco fuori città
magari in un bosco
mi stabilisco in una quercia cava.

Un mondo rinforzato da vitamine e sali minerali
certo più sicuro per via degli antifurti
delle porte blindate, dei cancelli sbarrati
con paletti e lucchetto
di libertà sigillate in cassaforte
in attesa di tempi migliori
di un nuovo perfetto equilibrio.

Non sentirò il bisogno
d'avere una parte di tutto.
Avrò poco e quel poco mi basterà,
non sentierò la fretta di consumarlo.
Farò a meno d'appigli e stampelle
lascerò la porta spalancata
sarò felice di ricevere ospiti e amici.

Tanto la pioggia cancellerà le impronte
diverrà impossibile tornare indietro.


Fëdor Ivanovič Tjutčev (Rosaria), in Il fiore del verso russo, Passigli, 1998, traduzione di Renato Poggioli

Nelle sere d'autunno calme e chiare
c'è un sortilegio misterioso e pio...
Degli alberi il bagliore ed il variare
e delle foglie il tenero fruscio;

sulla terra, rimasta orfana e mesta,
l'annuvolato e taciturno cielo,
e, presagio di prossima tempesta,
un vento impetuoso e pien di gelo;

un senso di rovina in ogni ramo
del mondo, e quel sorriso di languore
che in un essere umano noi diciamo
la sublime vergogna del dolore


Alessio Brandolini (Federico), da Poesie della terra, LietoColle, 2004, p. 31

Chiarisco con un esempio
vedi, ti dico
queste mani sono piene di graffi
hanno strappato le spine
l'erba cattiva del campo
sotto il monte scosceso
lo hanno fatto
anche se quando si torna
è tutto come prima
l'erbacce sono già alte
talvolta persino più folte.

Allora non parli più
chini lo sguardo azzurro
scavi con gli occhi
un pozzo che se ne va
dritto verso il cielo.

Con i piedi in aria
il mento all'insù
guardo e ammiro
la luminosa semplicità
del tuo pensiero.


Eugenio Montale (Federico), I limoni, da Ossi di seppia

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una veritá
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell' inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.


Alessio Brandolini (Giuseppe), da Poesie della terra, LietoColle, 2004, p. 42

È come se dovessi ricominciare
tutto dall'inizio, dai primi
stentati passi.
Ora lo so e non aspetto altro.
Sì, avrei dovuto capirlo
dieci anni fa
ma forse non potevo.
Però: meglio tardi che mai,
non è così che si dice?

Chiederò il vostro aiuto
assidua collaborazione
per non isolarmi di nuovo
dividermi in più parti
nel corpo e nello spirito.
Anche così va bene
si può vivere in silenzio
cambiare in modo brusco
metodo e direzione
tendere a un pensiero calmo e puro.

Farsi più piccoli
per dormire nei nidi degli uccelli
più agili per arrampicarsi sugli alberi
più leggeri per stendersi sui rami
per poi potarli e raccoglierne i frutti.
Più sottili per passare
tra le sbarre dei cancelli.


Anna Maria Farabbi (Giuseppe), da Adlujè, Il Ponte del Sale, 2003

MATERNITÀ DEL VERDE

Ho un filo d'erba nel cervello
che fa l'ombra verde
alle parole zitte del pensiero.

Le mie parole bestie con il muso rinsecchito e sformato
ricercano dio
tra la concimaia e lo stellame.
Trasportano la fame di arrivarlo
e di congiungersi a lui in branco.

E io le sento frugare l'uscio della luce
le sento desolate nella loro solitudine
o in chiacchiericcio furibondo
quando si concepiscono a vicenda con il verde
dell'ombra.

VERDE

Io sono il verde alcolizzato che divora
lampi lunepiene sole.
Sono lingua l'odore
ramosissimo del rosmarino che svetta.
La faccia delle mie radici. Lo stare
in terra da freccia piantata:
segno e sentinella.
Sono l'accoglimento per ciò che è alare
e ha perso il volo:
il canto quando mi rientra
in corpo,
il vento il vento
il vento quando mi spacca e spartisce
la luce della mia interiorità
e la scintilla via da me ovunque
ferendo l'ombra.
Verde nel verde.

Parola.


Alessio Brandolini (Elvio) da Poesie della terra, LietoColle, 2004, p. 36

Strappi di gambe e braccia
difficili da definire
durante le ore di lavoro
o sotto l'ombra
del giovane castagno.

Ma ci si adatta presto
come se questo fosse
il necessario tributo
per assorbire il colpo
dell'abbandono e dell'attesa.

Si raggiunge la calma
con la camicia pregna di sudore
presto ci si abitua al soggiorno
fuori del chiasso
così le crepe del soffitto
diventano un lago
dove galleggiano i pensieri
o cambiano rotta
su zattere rudimentali
o veloci barche a vela
ed è così che si torna
a casa con in bocca
l'unica pesca
sfuggita alla gelata.


Marina Ivanovna Cvetaeva (Elvio), da Poesie, Feltrinelli, 2000, traduzione di Pietro A. Zveteremich

Un mondiale nomadismo è cominciato nel buio:
sono gli alberi che vagano sulla terra notturna.
Sono i grappoli che fermentano in vino dorato,
sono le stelle che di casa in casa peregrinano,
sono i fiumi che il cammino cominciano a ritroso!
E io ho voglia di venire da te sul petto - a dormire.

      *

Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l'umida pioggia.
Tu sei il mio Dio e Signore, e io
sono terra nera e carta bianca.


Alessio Brandolini (Alessio), da Poesie della terra, LietoColle, 2004 p. 24

Gli alberi
sono stati abbandonati?
non hanno più nome
sotto la stessa corteccia
c'è solo un buco
un passaggio sbarrato
privo di linfa
un nido di muffa, di tarli.
Per questo fra tre giorni
verrano ad abbatterli.

A terra i frutti
svuotati dai vermi
presi d'assalto
da formiche affamate
da ragni rossi
con la bocca a tenaglia.

Intorno all'albero
il tappeto di foglie
macerate dall'acqua.


Franco Facchini (Alessio), (in epigrafe a Poesie della terra)

Gli alberi sono così moderni
da sembrare antichi pensieri
piantati nel respiro, eterni,
persi nella somiglianza, aperti
all'estremo margine del tempo.


Emily Dickinson (Giuseppe), poesia n. 617 dell'edizione Johnson, traduzione di Giuseppe Ierolli, in www.emilydickinson.it

Non tirar fuori Ago e Filo -
Comincerò a Cucire
Quando gli Uccelli cominceranno a fischiare -
Migliori i punti - così -

Questi erano storti - la mia vista imprecisa -
Quando la mia mente - sarà schiarita
Farò cuciture - che un'abilità Regale
Non si vergognerebbe di far proprie -

Orli - troppo fini perché una Dama ne scorga
L'invisibile Nodo -
Plissettature - delicatamente disseminate -
Come un Punto trapuntato -

Lascia il mio Ago nel solco -
Dove l'ho deposto -
Potrò rendere i punti a zigzag
Diritti - quando sarò forte -

Fino ad allora - sognando di cucire
Mantengo la cucitura che ho trascurato -
Più vicina - affinché - nel mio sonno -
Possa sempre credere di metter punti -


Alessio Brandolini (Michele), da Poesie della terra, LietoColle, 2004, p. 22

Nuvole dense e scure
sono rifugi atomici
intere città cancellate
eserciti che avanzano
contrastati dal vento.

A quest'ora, poi
che l'odore intenso
della foschia e del caldo
spinge in cerca
dell'acqua più fresca.

Oltre la rete metallica
con i fili spinati
stanno uno sull'altro
i rami tagliati
che seguitano a fiorire.

Li osservo
piegato in una bolla
di vetro che volteggia
tra le fotglie palmate
dell'acacia che ride.


Osip Mandel'stam (Rosaria), da Cinquanta poesie, Einaudi, 1998, traduzione di Remo Faccani

Io mi porto questo verde alle labbra
questo vischioso giurare di foglie
questa terra che è spergiura: madre
di bucaneve, aceri, quercioli.

Mi piego alle umili radici, e guarda
come divento insieme cieco e forte;
non fa dono, il risonante parco
di una sontuosità eccessiva agli occhi?

E- palline di mercurio- le rane
con le voci s'agglomerano a palla;
i nudi stecchi si mutano in rami
e in lattea finzione il vapore dell'aria


Alessio Brandolini (Alessio), da Poesie della terra, LietoColle, 2004 p. 28

Limitarsi a poco, sussurri
e io subito penso: virgole
sì, magari ogni tanto
qualche bel punto.

Scavare
un fossato di scolo
un pozzo
per l'acqua piovana
mettere il palo dritto
per sostenere
il giovane albicocco
e il tempo che passa
enumerarlo
scandirlo
senza rifargli il trucco.

Nelle tue mani
c'è un sole
non troppo luminoso
ma chiaro e necessario
che calmo s'addormenta
nella sua luce opaca.

Non aggiungi altro
già metti in moto
corri a dare alle viti
l'acqua ramata.

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