I libri in testa
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Giovedì 19 maggio 2016, ore 19.15
Roma, Libreria Altroquando
Faccia a faccia con
I VICERÉ
di Federico De Roberto



Stroncato da Benedetto Croce, riabilitato da Leonardo Sciascia, studiato da Vitaliano Brancati che ne fece oggetto della sua tesi di laurea, I viceré di Federico de Roberto è un universo costruito intorno a un’assenza. Tutti i personaggi sono a loro volta un racconto, ma la matriarca, la terribile Teresa Uzeda di Francalanza, è protagonista un po’ più per gli altri, una protagonista che fa muovere la storia ritraendosi, ovvero morendo. Con il suo funerale si apre l’epopea familiare, si chiamano all’adunata gli eredi, si apre l’ingresso verso le ombre di ognuno. Con il comizio del nipote Consalvo quell’epopea si chiude: tra il testamento di una vecchia temutissima e l’orazione di un giovane rampante si snoda la storia d’Italia, attraverso le vicende familiari di un casato, matrimoni senza amore, pazzia, suicidio, cambi di rotta politica dettati solo dalla convenienza. Vecchia razza avrebbe dovuto chiamarsi questo romanzo, nelle originarie intenzioni dell’autore, ovvero razza corrotta, antica, feudale, immobile, legata dal sangue al potere a cui rimane avvinghiata a tutti i costi pur di non retrocedere mai.

Nadia Terranova




L'incipit


Giuseppe, dinanzi al portone, trastullava il suo bambino, cullandolo sulle braccia, mostrandogli lo scudo marmoreo infisso al sommo dell'arco, la rastrelliera inchiodata sul muro del vestibolo dove, ai tempi antichi, i lanzi del principe appendevano le alabarde, quando s'udì e crebbe rapidamente il rumore d'una carrozza arrivante a tutta carriera; e prima ancora che egli avesse il tempo di voltarsi, un legnetto sul quale pareva avesse nevicato, dalla tanta polvere, e il cui cavallo era tutto spumante di sudore, entrò nella corte con assordante fracasso. Dall'arco del secondo cortile affacciaronsi servi e famigli: Baldassarre, il maestro di casa, schiuse la vetrata della loggia del secondo piano, intanto che Salvatore Cerra precipitavasi dalla carrozzella con una lettera in mano.
"Don Salvatore?... Che c'è?... Che novità?..."
Ma quegli fece col braccio un gesto disperato e salì le scale a quattro a quattro.
Giuseppe, col bambino ancora in collo, era rimasto intontito, non comprendendo; ma sua moglie, la moglie di Baldassarre, la lavandaia, una quantità d'altri servi già circondavano la carrozzella, si segnavano udendo il cocchiere narrare, interrottamente:
"La principessa... Morta d'un colpo... Stamattina, mentre lavavo la carrozza..."
"Gesù!... Gesù!..."



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