I libri in testa
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Giovedì 5 marzo 2015, ore 19.15
Roma, Libreria Altroquando
Faccia a faccia con
LA SCOPERTA DELL'ALFABETO
di Luigi Malerba



La scoperta dell’alfabeto è la raccolta di racconti con cui Luigi Malerba ha esordito nel 1963. Contiene storie ambientate nelle campagne del nord dell’Emilia e raccontate con nitore e con una lingua bassa, ma che acquisiscono la strana forza di archetipi narrativi. Quando lo lessi per la prima volta molti anni fa non potei credere che Malerba fosse allora esordiente. Un narratore capace di rendersi invisibile che mi ha commosso in modo simile al Turgenev di Padri e figli o al Checov dei racconti. Per me questo è il miglior libro italiano di novelle del ‘900.

Michele Governatori

Un estratto:
“Margherita,” disse Petronio, “mi piacerebbe parlarti del più e del meno”. […]
La ragazza scoppiò a ridere. Petronio si rivolse a tutti i santi del cielo perché lo aiutassero, ma la presenza del fratello lo metteva in impaccio.
“Dovresti lasciarmi parlare con tua sorella”.
Il fratello rientrò in casa e Petronio si trovò faccia a faccia con Margherita.
“Io per te faccio fuoco e fiamme”.
“È meglio che non fai niente”.
Petronio non sapeva più cosa dire.
“Mi sono tagliato un dito per te”.
“Bravo stupido” disse Margherita.




L'incipit


La scoperta dell'alfabeto

Al tramonto Ambanelli smetteva di lavorare e andava a sedersi a casa con il figlio del padrone perché voleva imparare a leggere e a scrivere.
«Cominciamo dall'alfabeto,» disse il ragazzo che aveva undici anni.
«Cominciamo dall'alfabeto.»
«Prima di tutto c'è A.»
«A,» disse paziente Ambanelli.
«Poi c'è B.»
«Perché prima e dopo?» domandò Ambanelli.
Questo il figlio del padrone non lo sapeva.
«Le hanno messe in ordine così, ma voi le potete adoperare come volete.»
«Non capisco perché le hanno messe in ordine così,» disse Ambanelli.
«Per comodità,» rispose il ragazzo.
«Mi piacerebbe sapere chi è stato a fare questo lavoro.»
«Sono così nell'alfabeto.»
«Questo non vuol dire,» disse Ambanelli, «se io dico che c'è prima B e poi c'è A forse che cambia qualcosa?»
«No,» disse il ragazzino.
«Allora andiamo avanti.»
«Poi viene C che si può pronunciare in due modi.»
«Queste cose le ha inventate della gente che aveva tempo da perdere.»



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