I libri in testa
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Per avere un'idea dell'accoglienza critica ricevuta da Venere in topless (Fernandel) a partire dalla sua uscita di fine febbraio 2003 e con aggiornamento a maggio 2004, ecco una raccolta di interviste e recensioni (positive e non), più una lettera "d'autore", in ordine di apparizione e con testi integrali.
Agli autori dei testi firmati è stato chiesto l'assenso. (L'hanno concesso: grazie).

(Per scrivere a Michele Governatori: gov@libero.it. Tutti i retroscena della pubblicazione di Venere in topless sul sito di "L'Ostile")


una recensione dal sito web di Bartolomeo di Monaco (19 febbraio 2003)

da La Nazione (26 febbraio 2003, di Ce. Sa.)

da Stilos, supplemento a La Sicilia (4 marzo 2003, di Elio Paoloni)

una email di Paolo Nori (marzo 2003)

da vibrisse, n. 108 (maggio 2003, di Alessio Brandolini)

da Mood, N.11 (giugno 2003, di Manwell Graziani)

da freakout-online.com (agosto 2003, di Rossella Bottone)

intervista a Michele Governatori sul sito web della Fiera del libro (agosto 2003, di Sarah Roccaforte)

da Pulp, n. 45 (settembre 2003, di Andrea Bajani)

da Realtà industriale, (settembre 2003, non firmato)

intervista a Michele Governatori sul sito web della rcslibri (Speaker's corner) (12 maggio 2004, di Luigi La Rosa)


Collage di Marco Mercanti


una recensione dal sito web di Bartolomeo di Monaco (19 febbraio 2003)     (inizio)

Una festa di compleanno, dove accadono sempre tutte quelle cose caotiche e ridicole che l'autore ci descrive, con una mamma che con un occhio si guarda allo specchio e con l'altro cerca di fare come meglio può la padrona di casa, e il suo sguardo non riesce a posarsi su nulla per più di un decimo di secondo, ci introduce nel bel mezzo di uno spaccato di vita analizzato nel suo lato comico e irriverente, sgombrato dal grigiore dell'ansia e dello stress che invece accompagnano le nostre azioni, al giorno d'oggi. Uno sguardo, quello dell'autore, già lo immaginiamo, che andrà a rovistare tra le spuntature ironiche e ridicole dei nostri gesti quotidiani. Ci sarà da divertirsi, ma guardando, negli altri, noi stessi.
Si alternano varie scene gradevoli, di una umanità formicolante, e come su di un palcoscenico si animano una accanto all'altra situazioni differenti ma tutte che ispirano il divertimento, e osservate con lo stesso sguardo, in una presa generale nella quale il gioco è completato da una misteriosa voce che fa pervenire frasi spezzate, ma sempre uguali o simili, a cui in fin dei conti nessuno attribuisce più importanza alcuna, tradottasi in un fastidio a cui si deve o si è già fatta l'abitudine, da sopportare per amore del quieto vivere, in "semicatalessi nebbiosa riposante."
La scrittura moderna e giovanile per ritmo e freschezza, con le sue brave subordinate, però, che rifiutano il congiuntivo, come oggi si usa, ci conduce come in una danza da una scenografia all'altra, e ci fa ogni tanto rincontrare gli stessi personaggi strizzandoci l'occhiolino, quasi a dire: "Ti sei mai accorto di queste cose che ti accadono sotto gli occhi? Tu ti stai a dannare con i tuoi rovesci psicologici, ma la vita è questa frenesia cannibalesca, che non riesce, né si cura di pensare a niente. A niente." C'è da spassarsela, insomma, se sai ben guardare, in mezzo alla confusione che siamo capaci di generare nella nostra vita. E questa confusione, che nasce in realtà da una forma di angoscia, ci conduce tutti quanti al ridicolo. L'autore ha il merito di estrarre dalla moltitudine disordinata e ineluttabile dei nostri atti, la somma di quelli, e sono tanti, che non hanno niente da offrirci: effimeri, inutili, e tanto più lo sono quanto più noi attribuiamo ad essi l'importanza che non hanno. Noi diamo spazio al niente, ci consumiamo per il nulla, ricaviamo sofferenza e dolore, stanchezza e umiliazione da ciò che è germinato su di noi come una protuberanza maligna e ci ha impastocchiato, allo stesso modo di quella voce (un inconfondibile "Presidente", che darà vita ad una simpaticissima chiusa del libro) che si ode ad intermittenza dappertutto, spuntata chissà da dove - nessuno lo sa, nessuno lo ricorda - e alla quale abbiamo fatto l'abitudine. O quell'uomo, Gianni, "coi capelli unti la pancia e gli occhiali a fondo di bottiglia" che non si sa se guardi noi o chissà chi e chissà dove, e che aspetta solo l'occasione per dire la sua, finalmente, sui tempi passati. Una galleria inesauribile di ritratti, da scompisciarcisi, rende la lettura gradevolissima. Ne ricordiamo alcuni: la mamma di Mauro e Tebah; "Annibbale", il barista; Davis Macchi, l'amico di Mauro; la vecchia Santella; l'usciere Puccio Frascati; Ivano, Sara (detta anche "Giadina", "Smeraldina", "Lapislazzula", e così via) e suo padre, "un luminare di psicolinguistica"; Marina, la piccola figlia Alessandra e il nonno senza una mano; la gigantessa.
E si badi: per governo e opposizione le frecciate non mancano davvero, ce n'è per tutti. Governatori è un autore esordiente a cui non sarà difficile prendere le misure del suo raccontare, dall'ironia raffinata, mai volgare, al quale, proprio per il garbo con cui tratta la nostra vita, c'è da augurare tanto successo. E non solo: auguriamogli altresì che Grazia, stando alla dedica, si decida una buona volta a sposarlo. Uno come lui, è interesse di tutti che mantenga il buonumore.


da La Nazione (26 febbraio 2003, di Ce. Sa.)     (inizio)

Immaginate di trovarvi a Roma in un futuro neanche lontano. Anzi, sembra dietro l'angolo. Il canale radiotelevisivo unico (toh! ma guarda) trasmette musiche che vi ricordano qualcosa, ma non riuscite a capire bene che cosa. Improvvisamente una voce interrompe la trasmissione e annuncia l'Evento: il Grande Incontro popolare per il gemellaggio tra l'Italia e il Texas. Ohibò, direte voi. Tranquilli, vi rassicura la voce subito quasi avesse intuito il vostro disorientamento: sarà una meraviglia. E in più, udite udite, ci saranno rondelle di cipolla fritte per tutti. Ma, come al solito, qualcuno sta tramando per rovinare la festa, qualcuno che rema contro, che non è d'accordo, che non ci vede chiaro...Quel qualcuno si annida tra i personaggi di Venere in topless, tenero e inquietante romanzo scritto da Michele Governatori, foto in alto, (Fernandel edizioni Ravenna; pagg. 160, 12 euro; info 0544.401.290) che lo scultore pistoiese Paolo Beneforti presenterà sabato primo marzo (ore 17.30, ingresso libero) nella libreria "Alice" di Pistoia (via Cavour, 30). L'autore leggerà in pubblico alcune pagine del suo libro.
Protagonisti principali il giovane Mauro - vive ai Parioli a Roma, le cose a scuola non gli vanno granché bene e ha una madre passabilmente insopportabile che passa un sacco di tempo dall'estetista e a controllarsi allo specchio - e il suo gruppo di amici (tra i quali il teppista Davis Macchi, compagno di classe). Mauro decide di scappare da casa e si aggira per la città. Sente la 'voce' che annuncia l'Evento, pare che ci sarà anche il Presidente in persona. Il quale tra l'altro ci terrebbe proprio ad avere un sacco di gente per la cerimonia di questo gemellaggio Italia-Texas e vorrebbe anche riuscire a portare sul palco un ragazzino come Mauro per far vedere che Lui è in confidenza anche coi giovani (perché è in confidenza con tutti). Attento, Mauro...
Trent'anni, marchigiano di origine e romano d'adozione, Governatori ha scritto un romanzo (è la sua prima prova su questa lunghezza; finora si era cimentato soltanto nei racconti) di fantapolitica ironico, leggero e non consolatorio, in un linguaggio parlato-colloquiale dal quale traspare un pessimismo amaro e surreale alla Benni. "È una storia di fantasia - sente il dovere di precisare lo stesso autore nell'avvertenza finale, e subito aggiunge - . Dopo poi ognuno è libero di vederci i riferimenti che vuole".
Capito?


da Stilos, supplemento a La Sicilia (4 marzo 2003, di Elio Paoloni)     (inizio)

ROMA BLOBBATA E UN PO' TEXANA
Alcuni usano il termine come un insulto. Il giovanilismo si rivolge a una (forse più d'una) generazione, occupandosi degli amori - musicali o propriamente detti - di giovani, studenti o precari, di volta in volta effervescenti o annoiati. Il piglio giovanilista ha poco a che rare con l'età dell'autore: quel modo di raccontare complice, brillante, autoindulgente, viene ormai adottato da autori tutt'altro che giovani e può illustrare anche vite di quarantenni non particolarmente cresciuti (vedi Paolo Nori). Benché tenda a occuparsi di temi minimali, il genere non va confuso con il minimalismo, sia perché si permette barocchismi, sia perché si addentra di rado nelle angosce evocate dai minimalisti. Poiché rifugge le grandi narrazioni, le aspirazioni metafisiche, il dominio della politica, potrebbe essere considerato un lascito postmoderno, ma nessun autore di questa schiera si sognerebbe di citare altro che testi di musicisti in voga. Se si dimostrano annoiati è perché non hanno erba a sufficienza, non perché "hanno letto tutti i libri". Fanno mostra, infatti, come i loro personaggi, di averne letti pochi, e a volte non è soltanto una posa. Non che si possa credere alla naiveté (se esistesse ci penserebbero gli editor a ricondurla alla consapevolezza) ma è certamente diffusa una freschezza volutamente antiletteraria: benché colte e consapevoli, le ultime generazioni hanno più guardato e ascoltato che letto. Accantonato dopo i primi furori dalle grandi case editrici, il giovanilismo è divenuto appannaggio di piccoli editori (salvo lucrosi ripescaggi). Un marchio considerato giovanilista è quello di Fernandel, la casa editrice di Ravenna che pubblica una rivista con lo stesso nome.
L'ultimo titolo femandelliano sembra uscire dallo schema: Michele Governatori ha "ormai" trentuno anni; tempo fa sarebbe stato considerato giovane ma oggi, con gli scrittori ventenni, o addirittura diciassettenni, che scorrazzano in America e in Italia, può essere considerato maturo. E il libro ha ambizioni di critica sociale: i pariolini sono dipinti in tutta la loro frivolezza (anche se una bella descrizione di piazza Euclide rivela una certa fascinazione) ma neppure i meno abbienti sfuggono allo scherno. Personaggi disparati, animati da diversi moventi, ma quasi tutti levitanti per futilità, finiscono per convergere in Piazza del Popolo in occasione di un Grande Gemellaggio: un romanzo corale, si sarebbe detto in passato. Ma blobbato è aggettivo più calzante, sia per la velocità dei siparietti, spesso affidati a dialoghi brillanti, sia per lo sguardo, di superficie anche quando viene adottato il monologo interiore.
L'impianto è fantapolitico (radioline e radioloni monocanale gratuiti trasmettono i discorsi del grande, paterno Presidente: è vietato spegnerli) ma l'ambientazione slitta solo di qualche anno (oltre che di parecchi modelli automobilistici) perciò il romanzo sfugge al "genere". Per rientrare, però, almeno a volte, in un altro genere ancora: certe battute fanno pensare più a Beppe Grillo che a George Orwell. Una delle microstorie sembra un'invenzione di Hrabal: il padre legge alla figlia romanzi incompleti, copie difettate prelevate dalla tipografia dove lavora. Una volta cresciuta, la bambina "familiarizzata con le sequenze narrative mescolate", diventa la sceneggiatrice ideale per "Maldicenze", la fiction infinita portata avanti da soggettisti rigorosamente privi di creatività che sono invitati, in caso di inceppamenti, a far ricorso alla "trottola di trame". Governatori non ha bisogno della trottola per inventare qualche bel carattere o restituirci la sua descrizione di un certo costume politico ma questa trama romano-texana dà più l'impressione di un puzzle ben incorniciato che di un affresco.
Venere in topless è un romanzo che Governatori, palesemente, si è divertito a scrivere. Ci si può divertire leggendolo.


una email di Paolo Nori (marzo 2003)     (inizio)

Michele, Venere in topless, c'è una cosa che dopo un po' mi suona strana, il fatto che è scritta con una lingua da prima persona però è in terza persona. È una cosa che si può fare, per esempio i Demoni di Dostoevskij è scritto in prima persona ma è come se fosse in terza. Solo che nei Demoni Dostoevskij riesce a sviluppare, separatamente, sia le modalità della prima che quelle della terza persona, nel tuo mi sembra che ci sia confusione. Allora anche se ci son delle belle frasi, anche se ci sono delle belle idee, io dopo un po' ho fatto fatica.
Stai bene.
Paolo


da vibrisse, n. 108 (maggio 2003, di Alessio Brandolini)     (inizio)

Di Michele Governatori (marchigiano di Mondavio, classe 1972, ma romano d'adozione per via dello spirito caustico che lo imparenta al Belli) avevo letto alcuni racconti pubblicati sulle riviste Maltese e Fernandel, un paio mi erano piaciuti molto. Ma tutti interessanti per lo sguardo curioso e attento, per la vivacità d'immaginazione e - soprattutto - per la lingua usata: arguta, lavoratissima, fluttuante e flessuosa.
Da poco è uscito il suo primo romanzo, Venere in topless (2003, Fernandel, pagg. 157, 12 euro) che sorprende e colpisce per tanti motivi. Per esempio per la folla di personaggi a cui dà vita; per il coraggio d'affrontare temi scottanti: la politica che si fa spettacolo e lo spettacolo che si fa politica; per quella lingua originale a cui accennavo sopra che ora ha la possibilità di esprimersi in mille modi, in registri diversissimi, in impasti gergali, in un parlato medio e semplice che abolisce i congiuntivi sì, ma è denso e saettante per via della vastissima terminologia di cui dispone.
Qualcuno mi ha soffiato all'orecchio il nome di Nori, sì, ma è troppo facile ragazzi. Nori ha pubblicato molto e seguita a farlo come se dovesse battere un record, ha tracciato un sentiero lungo e nuovo (non profondo) nella nostrana letteratura. Ma qui, nella Venere in topless dico, le cose non sono le cose e Bassotuba non c'è davvero. Un accostamento con Nori però, volendo, lo si potrebbe fare lo stesso: Governatori sembra tenere presente lo scrittore di cui sopra, sì, ma per agire in senso opposto, per stargli alla larga. Qui, torno a ripetere, non c'è un unico egocentrico personaggio: il romanzo è corale e polifonico e fitto di dialoghi. È una cosa rarissima in un esordio dove di solito accade il contrario: si canta (o si ulula) da soli. E poi qui non c'è neppure un'unica lingua, ovvero la lingua usata è un impasto di linguaggi diversi. Potrei tirare fuori centinaia di esempi, ma vi annoierei soltanto. Aggiungo soltanto che ogni personaggio ha la sua parlata, e cadenze sue proprie. Dirò un'eresia ma per via della coralità del romanzo mi sono venuti in mente Verga e Manzoni (per quel concerne la nostra tradizione) e poi - per la lingua - il primo Luigi Malerba. Ma occorre guardare oltreconfine per fare i giusti accostamenti. Anzi, oltreoceano. Un nome a caso: David Foster Wallace (quello di Infinite Jest)
Alla Venere bisogna toglierle di dosso quel tanga che ne deturpa la bellezza, che è anche la bellezza del mondo, dell'uomo, dell'amore, dell'amicizia, della semplicità. Intorno a noi tutto appare come rivestito, alterato, falso o compromesso (per sempre?).
Qualcosa che non va in questo esordio?
Ci sono più di cinquanta brevi capitoli (56 per l'esattezza) legati alla storia generale, sì, ma non concatenati l'uno all'altro: Venere in topless è un romanzo corale, e questo è un grosso punto a suo favore, però i personaggi sono troppi. Quand'è così si corre il rischio di fare confusione e la chiarezza, per me, conta molto. È un viaggio frenetico, fantasioso, surreale, comico e struggente. Un viaggio lungo e in tanti luoghi diversi. Avrei preferito un lavoro più in verticale, meno esteso ma con uno scavo maggiore di situazioni e personaggi. Qualcuno ha detto che da ogni singolo capitolo ci si potrebbe ricavare un romanzo. Allora suggerisco all'autore di rimboccarsi le maniche, così da darci presto nuovi e validi romanzi e, ad un tempo, di rallentare il passo.
Un'ultimissima cosa. Venere in topless annuncia un evento grandioso (dovrebbe avvenire entro pochi anni): il grande e popolare gemellaggio Italia Texas (due B unite per sempre). Ecco: spero davvero con tutto il cuore che su questa sciagurata profezia il romanzo di Michele Governatori si sbagli alla grande.


da Mood, N.11 (giugno 2003, di Manwell Graziani)     (inizio)

LA FARSA VA IN SCENA
Un presidente un po' Hitler e un po' Sbirulino che parla al trapassato remoto, fonodiffusori piazzati nei locali pubblici che bombardano la città con deliranti spot/proclama del suddetto presidente, una finta soggettista di soap opera infiltrata per sovvertire i messaggi subliminali del governo, il sosia di Vasco Rossi a spasso con la sua amata a bordo di un camper ante guerra, un ex ministro che rimembra le sbornie governative e le sontuose cene ministeriali alle 4 del mattino, delle imbevibili granite color puffo, un ragazzino di 14 anni che in poche ore, nell'ordine: scappa di casa, fa fuori inconsapevolmente un inserviente delle ferrovie di stato, si scola la sua prima birra, scopa con una turista statunitense e si ritrova sospeso in aria a gustarsi L'epilogo di un regime più farsesco di quello fascista. Siamo a Roma in un futuro atemporale - immaginatevi un remake trash di quel capolavoro di Una Giornata Particolare - dove fervono i preparativi per il Grande incontro Popolare che sancirà l'agognato gemellaggio tra il Belpaese e lo stato del Texas. L'intera nazione è in fibrillazione per l'evento che sarà trasmesso in diretta dall'unico canale televisivo esistente, tutto è pronto, ma a guastare la festa ci penserà un gruppo di scalcinati desaparecidos armati di un'imprecisata quantità di pomodori maturi e di una bombarda rinascimentale. Questo e molto altro è Venere in topless (Fernandel, pp. 157, euro 12 - www.fernandel.it), delirante esordio letterario del trentenne MICHELE GOVERNATORI.


da freakout-online.com (agosto 2003, di Rossella Bottone)     (inizio)

Venere in topless è un libro fresco, leggero e gradevolissimo. Ma, più di tutto, è un libro intelligente.
Opera prima di Michele Governatori, questa è una storia di fantasia (così la definisce una nota finale dell'autore), ma di una fantasia farcita di tante, tantissime analogie con il nostro presente socio-politico che è impossibile non cogliere nel loro intento parodistico e che collocano le piccole avventure dei personaggi in un contesto tutt'altro che lontano dalla realtà.
Sono una decina i protagonisti di queste pagine, tutti fortemente caratterizzati: due amici che gestiscono uno strambo locale che offre brunch ed oli essenziali e ha una porta da non aprire; una bimba vispa e deliziosamente inopportuna; sua madre che per lavoro inventa trame di soap-opera; uno psicologo del linguaggio che si affanna per arginare i presunti bollori di sua figlia, fidanzata con il sosia di Vasco Rossi; un ragazzino che scappa di casa e si trova catapultato in situazioni paradossali mentre sua madre è occupata a cercare conferme della tonicità del proprio corpo. Il tutto pervaso da un unico canale radiotelevisivo onnipresente e in costante propaganda del Presidente e del Grande incontro popolare per il gemellaggio tra Italia e Texas che lo vedrà protagonista. I cinquantasei capitoli in cui è strutturato il libro sono molto brevi (in media non superano le due pagine) e ognuno aggiunge un tassello alla storia in modo che proceda a piccoli passi da angolazioni diverse che convergeranno poi in un finale (il Grande incontro popolare) che è il punto d'arrivo di tutti i personaggi.
Leggere Venere in topless non soltanto è, come già detto, estremamente gradevole, ma fa anche bene all'umore. Perché, attraverso una scrittura colloquiale e un taglio candido (ma non ingenuo), Governatori racconta di situazioni dalla vena comica sottile quanto irresistibile.
Dettaglio perfettamente in linea con lo spirito acuto e ironico del libro è l'immagine sulla quarta di copertina: una cartina dell'America presa da un atlante sui generis che ridisegna la geografia internazionale secondo la politica del Presidente e fa confinare il sud degli Stati Uniti con Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, innestando il resto della nostra penisola al posto dell'istmo centroamericano. Fanta-geografia? Mica tanto.


da Pulp, n. 45 (settembre 2003, di Andrea Bajani)     (inizio)

Michele Governatori è tutt'altro che nuovo alla pubblicazione, visto che i suoi racconti li abbiamo già letti in passato sulle pagine di Fernandel e del Maltese. La pubblicazione del suo romanzo d'esordio, Venere in topless, non è dunque che il primo confronto dell'autore marchigiano-romano con lo spietato universo dell'ISBN da un lato, e con l'ardua orchestrazione in sedicesimi della forma romanzo.
Venere in topless è un mix al tritolo. Quasi centosessanta pagine di adrenalina, un affastellarsi adrenalinico di personaggi che si scavalcano di paragrafo in paragrafo, e una satira a fare da fil rouge per una narrazione polifonica e rapida.
C'è un presidente con la maiuscola, quindi un Presidente, c'è una Roma fatta per lo shopping e un Texas che non è poi così lontano da qui. Il Presidente è un presidente rizomatico, sempre presente, si inserisce negli anfratti delle comunicazioni, filtra nei microfoni, scivola negli interstizi di una quotidianità fatta di feste e festeggiamenti, di bambini con l'h finale e di storie d'amore totalizzanti.
La satira del Bel Paese è forse l'elemento più forte e straniante, nel panorama corrente, del romanzo di Governatori, che sembra tenere un piede nello stivale mentre con l'altro mira oltreoceano, a una letteratura che shakera immaginario pop e grandi narrazioni. Governatori ha ben presente quella lezione, e la sua prosa, a tratti sgangherata e a tratti coltissima restituisce al lettore l'impressione di un testo che esplode nel momento stesso in cui si disegna sulla e disegna la pagina. La polifonia del testo racconta un caos da fantamondo, in quei territori un po' da postmoderno a stelle e strisce anni settanta, un po' da Vonnegut e un po', per tornare all'oggi, da David Foster Wallace.
Forse è un testo un po' anomalo, per l'editore ravennate, e il fumettismo di cui è in parte impregnato il tessuto di Venere in topless è un'ulteriore nota bella nel ricco catalogo Fernandel. La prima di una serie, forse.
Di certo una voce nuova che è passata di lì.


da Realtà industriale, (settembre 2003, non firmato)     (inizio)

Fernandel è un editore specializzato nel pubblicare opere di autori nuovi che hanno spesso un approccio "alternativo" all'arte letteraria.
Non fa eccezione Michele Governatori con la sua opera prima; basterebbe, per farsene un'idea, la dedica dell'autore: a Grazia (Be'? Mi sposi o no?).
Tuttavia può essere interessante andare oltre con la lettura, per scoprire un modo di scrivere un "romanzo" (almeno, è ciò che dovrebbe essere secondo la controcopertina...) decisamente fuori dalla norma.
Sarà, poi, il lettore a giudicare se il buon Governatori passerà alla storia della letteratura.

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