I libri in testa
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Giovedì 10 aprile 2003, ore 18
Roma, Antica Libreria Croce
presentazione della raccolta poetica di
Alessio Brandolini
"Divisori orientali"



La quarta di copertina (di Giovanna Zoboli)
Alessio Brandolini è un coraggioso esempio di turista volontario; la sua poesia, una cronaca di territori e luoghi che abitualmente ci si affanna a giurare di non aver mai visto né visitato, specialmente in comitiva e in viaggi organizzati.
I Divisori orientali sono una guida in versi per turisti che a casa non sono più tornati.
È ammirevole che qualcuno così dotato abbia ancora il cuore e il fegato di scrivere versi destinati a questa categoria di dannati a cui tutti - intelligenti, curiosi, sensibili, colti - apparteniamo.

L'autore
Alessio Brandolini è nato a Frascati nel 1958; vive e lavora a Roma. Ha esordito come poeta nel 1989 sulla rivista "Galleria". Nel 1991 ha vinto la sezione inediti del Premio Montale con la raccolta poetica L'alba a piazza Navona, nell'antologia Sette poeti del Premio Montale (Schiwiller, 1992). Suoi testi, in prosa e in poesia, sono apparsi in volume e in riviste. È redattore del sito Giallo Web.net che si occupa di letteratura a sfondo noir e collabora a "Vibrisse", bollettino di letture e scritture curato da Giulio Mozzi.

Antologia della critica

L'incipit della prima poesia: "Testimone oculare"
Che importa se il signor Clic
fissa le cose
l'istante prosegue per conto suo
scarta indifferente
reportage e cronache
i servizi in presa diretta
i fatti importanti della Storia
per poi annientarsi
sotto i colpi dei flash
in cerchi di fumo
nell'acqua smossa
da una goccia di sangue.


Versi sulla guerra letti all'inizio e alla fine della serata:

Wislawa Szymborska (Federico), da La fine e l'inizio, traduzione di Pietro Marchesani

Dopo ogni guerra
c'è chi deve ripulire.
In fondo un po' d'ordine
da solo non si fa.

C'è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C'è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C'è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un'altra guerra.


Emily Dickinson (Giuseppe), da Mi Spetta la Sconfitta - oggi - [n. 639 dell'edizione Johnson], in www.emilydickinson.it, traduzione di Giuseppe Ierolli

È gremita di Ossa e di vergogna -
E di Uomini troppo diritti per piegarsi ancora -
E di Mucchi di solidi Lamenti -
E di Schegge di Vuoto - in Occhi di Ragazzi -
E di brandelli di Preghiera -
E di sorpresa della Morte,
Impressa chiaramente - nella Pietra -


Georg Trakl (Fiamma), da Grodeck [seconda versione], traduzione di Ida Porena

Risuonano a sera i boschi d'autunno
di armi mortali, le pianure dorate
e i laghi azzurri, su cui più fosco
rotola il sole; la notte abbraccia
guerrieri morenti, il pianto selvaggio
delle loro bocche infrante.
Ma quiete si adunano nel folto dei salici
nuvole rosse, le abita un dio adirato
sangue versato, frescura lunare;
tutte le strade sfociano in nera putredine.
Sotto i rami dorati della notte e le stelle
ondeggia l'onda della sorella per il bosco silenzioso
a salutare gli spiriti degli eroi, le teste sanguinanti;
e piano risuonano nel canneto i cupi flauti d'autunno.
O più superbo lutto! Voi bronzei altari,
l'ardente fiamma dello spirito nutre oggi un potente
dolore,
i nipoti non nati


Bertolt Brecht (Michele), da Al momento di marciare molti non sanno, traduzione di Franco Fortini

Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.


Bertolt Brecht (Elvio), da Nei tempi oscuri, traduzione di Roberto Fertonani

Non si dirà: quando il noce si scuoteva nel vento
ma: quando l'imbianchino calpestava i lavoratori.
Non si dirà: quando il bambino faceva saltare il ciottolo piatto
sulla rapida del fiume
ma: quando si preparavano le grandi guerre.
Non si dirà: quando la donna entrò nella stanza
ma: quando le grandi potenze si allearono contro i lavoratori.
Tuttavia non si dirà: i tempi erano oscuri
ma: perché i loro poeti hanno taciuto?


Michel Houellebecq (Monica), da Il senso della lotta, traduzione di Anna Maria Lorusso

Ci sono state notti in cui avevamo perso anche il senso della lotta
Tremavamo di paura, soli nella pianura immensa,
Avevamo male alle braccia
Ci sono state notti incerte e molto dense.

Come un uccello ferito volteggia nell'atmosfera
Prima di schiantarsi al suolo sulla strada
Tu titubavi, dicendo parole elementari,
Prima di schiantarti al suolo nella polvere;
Ti prendevo la mano.

Dovevamo decidere un altro angolo di attacco,
Sollevarci verso il Bene
Mi ricordo delle nostre pistole cecoslovacche,
Comprate per quasi nulla.

Liberi e condizionati dai nostri antichi dolori
Attraversavamo la pianura
E zolle inaridite risuonavano sotto i nostri piedi;
Prima della guerra, amico, qui ci nasceva il grano.


Trilussa (Giuseppe), La guerra co' li Turchi

L'antro giorno, un signore, in trattoria,
ner mentre che faceva colazzione,
stava spieganno a cinque o sei persone
la guerra fra l'Italia e la Turchia.

Dice: - Ammettemo che er nemico stia
de dietro ar piatto indove c'è er limone:
levo er cucchiaro, cambio posizzione,
e faccio finta che ritorno via.

Ma pensanno che sotto a la sarvietta
ce sia Zuara, io passo avanti ar pane,
e l'accerchio tra er pepe e la forchetta,

Se lì er nemico nun se trova pronto,
viè pijato a li fianchi... e che rimane? -
Er cammeriere je rispose: - Er conto!

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